Rassegna Stampa

Tramonti di Grotte

Dunque, in Costiera ci arrivo dai monti. E sono a Tramonti: alla lettera, borgo fra le montagne.

Quattromila anime, ma dove sono? In tredici contrade: ognuna ne conterà trecento, un pugno di famiglie.

Sicchè, fatico un pò a individuare il luogo che mi son segnato sulla mappa.

lo scopro in fondo alla stradina di Gete......

Che incanto! E' una stana grotta nella quale antica devozione - forse di monaci orientali fuggiti alle persecuzioni bizantine, forse più vetusto romitaggio - ha lentamente modellato un'imponente cattedrale rupestre dedicata al culto di San Michele.

 

La spelonca non è solitaria: sul sentierucolo che si inerpica fra pendio montano e bosco, si affacciano numerose cavernette. D'ognuna ti verrebbe di cercare l'indicazione del civico e un citofono.

Erano l'antica laura, l'insieme di ricoveri rupestri - spechi e capanne - della comunità di asceti riuniti attorno alla grotta dell'angelo. Abitati poi da pastori e boscaioli, negli antri rocciosi riconosci la cantina, il tinello, la cucina, l'alcova. Sono stati lasciati apposta avanzi di arredi: alla buona, senza sfoggio di ricostruzioni posticcie, rappresentano un singolare museo di una ancestrale e recente civiltà silvana.

 

Non discosto, riconosco le vestigia di terrazzamenti antichi messi a vite. un intero pergolato s'alza da un poderoso e venerabile ceppo centenario. Che vitigno sarà? Piedirosso? Pepella? Tintore? Falanghina? Biancolella? Ci sarà da riempirmene il bicchiere, per provare?

 

 

 

 

Articolo tratto da: Terre del Vino. Anno VII n.3 Marzo 2008